Adoro il sabato. Non suona la sveglia, la casa è silenziosa, dall’esterno i rumori del traffico sono ovattati, come quando nevica. E’ tutto ovattato, come in una fiaba. 

Stamattina mi sono alzata alle otto ed ho continuato la mia ultima lettura, Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico Carofiglio.

È un autore che ho scoperto da poco; quest’estate ho letto la versione di Fenoglio: il suo stile mi ha appassionata. Non sono un’amante di libri gialli, tuttavia mi sono affezionata al maresciallo Pietro Fenoglio e, andando a ritroso, ho letto Una mutevole verità, mi manca L’estate fredda per ultimare la trilogia. 
Ho letto anche Né qui né altrove. Una notte a Bari, un’avvincente racconto di un incontro tra amici, dopo anni di lontananza e un giro nella notte di una Bari che è rimasta uguale nei luoghi ricordati, ma al contempo non è più la stessa. Visiterò Bari come se fossi un personaggio.

Il libro che sto leggendo invece, racconta di un uomo che torna a Bari, in seguito ad un fatto di cronaca e il suo passato ritorna fortemente nella sua vita attuale. Mi piace molto il racconto in parallelo, i capitoli del racconto presente contrapposti alla storia  di Enrico; inizialmente i capitoli sono nettamente separati graficamente e dalla linea del tempo, fino a diventare in modo quasi impercettibile una’ unica storia.
È curioso come scegliamo i libri, a volte in modo inconsapevole, che, in un particolare momento della nostra vita, ci fanno riflettere, ci rispecchiano, sono particolarmente attinenti a ciò che stiamo vivendo. Nel libro un uomo che guarda alla sua adolescenza.
Ultimamente anch’ io mi sono ritrovata a pensarci spesso per diversi motivi ed in seguito a vari stimoli; mi sono ritrovata a cercare di ricordare quando e come ho iniziato a godere della lettura di un libro. 

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