Quella metà di noi, Paola Cereda




Terminato, ma non mi è piaciuto.
Forse non l’ho capito, ma mi è sembrato privo di armonia narrativa e stilistica.

Una donna che non ha il coraggio di raccontare alla figlia di essere stata raggirata, ma prova a riprendere a lavorare 
( come badante) dopo la pensione. 
La storia del suo assistito e della famiglia che gli ruota intorno, i dissapori, una doppia vita in Brasile, vizi e desideri repressi, speranze disattese. 
Una figlia terribilmente crudele che cerca la madre solo per chiederle dei soldi, petulante, sgradevole che non ha il coraggio di guardare la sua ‘miseria ‘ umana , sentimentale e lavorativa. Il tutto raccontato in modo piatto, poco avvincente, noioso come le loro vite.
Una serie di persone infelici,  arrabbiate o rassegnate per qualcosa che hanno perso o che non hanno mai avuto il coraggio di affrontare. 
Nelle ultime pagine invece la storia si sblocca e i personaggi reagiscono, secondo il loro carattere o stile di vita descritto in precedenza in un crescendo di riflessioni pseudo filosofiche. 

Quella metà di noi che non conosciamo, che non ci piace, di cui ci vergogniamo con le persone più vicine oppure che ci permettiamo di manifestare agli altri.
La storia si svolge attraverso un rapporto conflittuale tra una madre ed una figlia, praticamente un non rapporto. Quella metà della figlia che si vergogna delle sue origini e della madre; quella metà della madre che non vuol far conoscere alla figlia un po’ per pudore un po’ per mancanza di contatti. Quella metà di noi che non ci permette di andar incontro all’altro con le sue paure, e le sue debolezze. Quella metà di noi che che ci rende impermeabili agli affetti.

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